Libri da Autori

Prima di partire per le vacanze acquista un libro, aiuterai la cultura. Se poi compri un libro di un autore iscritto a questo gruppo potresti scoprire un nuovo mondo e farlo conoscere ad altri. Noi te ne saremo grati.
Alcuni libri pubblicati dagli autori che aderiscono al circuito Artetremila.

A Monte Carlo di Giulio Buonanno

Copertina  A Monte Carlo

Leggendo “A Monte Carlo” di Giulio Buonanno, piuttosto che trovarsi di fronte al solito giallo-noir, si ha l’impressione netta di una sentita e accorata promozione all’accoglienza, alla comprensione e all’aiuto, morale e materiale per lo straniero, l’immigrato, il rifugiato politico da qualunque nazione proveniente, accompagnandolo all’integrazione nel nostro tessuto sociale o, comunque, a renderlo autonomo e libero di esercitare il suo bisogno e desiderio di libertà e di scegliere la sua strada. Un altro aspetto, molto lodevole, del romanzo è quello di esaltare e promuovere la bontà verso il prossimo, seguendo i dettami biblici e religiosi della morale cristiana. Questi sono i principali meriti dell’autore, in un periodo storico molto complesso come quello attuale, di crisi esistenziale profonda e di rivolgimenti politici e sociali dell’intera umanità. Il libro, infatti, narra la storia di due giovani desiderosi di libertà una, Carmela, di etnia sicula che si sente costretta e limitata da usi, costumi e tradizioni ormai obsoleti e invisi ai giovani d’oggi, l’altro, Ahmed, perché è un perseguitato politico proveniente da uno stato africano in pieno regime rivoluzionario, dove le libertà personali non esistono da tempo immemorabile. Il viaggio verso la libertà porta questi due giovani dalla Sicilia a Monte Carlo, noto paradiso fiscale, economico, finanziario e sociale d’Europa,  e li vedrà coinvolti, incolpevolmente, in episodi delittuosi. Questi ultimi, in ogni modo, sono espressione del male e della cattiveria perversa degli uomini che, trovandosi sempre allo stato latente in ogni essere umano, spesso esplodono prepotentemente e si riversano a danno dei propri simili. Nella narrazione, sostanzialmente poliziesca e investigativa, si notano alcuni intermezzi amorosi e altre apprezzabili pause poetiche che evidenziano la vena di fondo e il substrato lirico che influenzano l’espressione letteraria di questo autore. In conclusione, il libro è gradevole e interessante, non soltanto per l’ordito narrativo oltre a essere moralmente e socialmente utile.

 

Vittorio Sartarelli

Scrittore

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La mia tribù: un nuovo imperdibile libro sugli Indiani d’America

L’autrice

Viaggiatrice solitaria, fotografa e scrittrice, attivista per i diritti umani dei popoli indigeni,  Raffaella Milandri
si impegna in campagne informative e di denuncia attraverso foto, filmati ,

libri (Io e i Pigmei, edito da Polaris 2011) e interviste diffusi su media e social network,
divulgando scottanti inchieste . Attualmente sta portando avanti una petizione per la Giornata Mondiale dei Popoli Indigeni.
Si impegna anche in campagne informative sul turismo responsabile nei Paesi in via di sviluppo.

Varie le sue partecipazioni televisive e radiofoniche : con Maurizio Costanzo sia su Rai Uno che su Rai Due ,
su Rai Tre a Alle falde del Kilimangiaro e telegiornale , su Rai Due a TG2 Insieme , su Radio Uno, Radio Due, etc etc .
Numerosi gli articoli sui suoi viaggi, su quotidiani e riviste .

I suoi viaggi in diretta su Facebook sono un evento mediatico molto seguito.
Per agosto 2013, nuovo viaggio in solitaria per la viaggiatrice solitaria nella remota Papua Nuova Guinea,
dove è appena stata istituita la pena di morte per omicidi, stupri e rapine.

 

 

La mia tribù

Uscito solo dopo un anno e mezzo da “Io e i Pigmei”, “La mia Tribù: storie autentiche di Indiani d’America (edito da Polaris, maggio 2013.)
è stato presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Ricco di bellissime immagini e di incredibili storie.
“Il sentimento dominante nel libro è il senso di colpa per il peccato di essere bianchi” dice l’autrice.
E’ il racconto di due viaggi, uno nel passato e uno nel presente. Il viaggio nel passato, attraverso gli archivi
del BIA (Bureau of Indian Affairs ) e della tribù Crow, è la storia della cospirazione del Governo degli Stati Uniti
contro gli Indiani, nei due ultimi secoli. Dal Dawes Act, alla Legge dei Quarti di Sangue, alla sterilizzazione
forzata delle donne Native Americane negli anni ’70, raccontata da testimoni viventi. Le lettere degli agenti indiani bianchi
che gestirono la riserva Crow rivelano la loro corruzione, il loro razzismo e le loro opinioni sul “problema indiano”.
Il viaggio nel presente è quello dell’autrice: attraverso cerimonie, rituali e amicizie profonde, Raffaella Milandri viene adottata nella stessa famiglia Crow
dove il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama fu adottato nel 2008. Ha modo di scoprire i grandi problemi di oggi nelle riserve indiane:
suicidi, alcolismo, disoccupazione ma anche “perchè nelle riserve non ci sono banche nè Mac Donalds”.
Il libro raccoglie anche leggende, tradizioni e folklore dei Nativi Americani.

 

Per informazioni e invio di materiale contattare direttamente la
Casa Editrice Polaris allo 055-8497488 o scrivere all’autrice raffaellamilandri@gmail.comSnapShot

Un libro imperdibile per gli appassioati di Indiani d'America

Un libro imperdibile per gli appassioati di Indiani d’America

Web_TV Artetremila

http://www.livestream.com/artetremila

Gli artisti e  operatori culturali che desiderano mandare in onda un loro breve filmato: atelier, declamazione di poesie, book video trailer o altro evento culturale possono contattare la redazione: infoartetremila@libero.it

The artists and cultural workers who want to broadcast their own short film: atelier, declamation of poetry, book video trailer or other cultural event can contact the editorial office: infoartetremila@libero.it

Watch live streaming video from artetremila at livestream.com

Opere del passato. “Il violinista” di Marc Chagall


chagall1violinista

a cura di Antonia Pèsare

L’immagine raffigura un violinista sulla cima di una casa che rappresenta la condizione degli Ebrei nel mondo: una vita instabile come quella del musicista che deve suonare stando in equilibrio su un tetto. Il violinista è un motivo ricorrente dell’opera di Chagall e dichiara il fascino che l’artista subì fin da ragazzo, quasi a farne un eroe. Di volta in volta è investito di significati diversi e nella cultura tradizionale ebraica il violinista aveva un ruolo importante in occasione di nascite, matrimoni e funerali.

Chagall aveva uno zio fratello della madre, che si chiamava Neuch e suonava il violino. Era membro di una setta religiosa di ebrei russi e polacchi, la setta degli Hasidim, i quali aspiravano alla comunione con Dio tramite l’estasi indotta dalla musica e dalla danza. 

In questo quadro vediamo Zio Neuch mentre suona e balla sopra i tetti del suo villaggio, Lyozno, trascinando nella sua scia una figura circondata da un alone d’oro.

Pur essendo dipinto a Parigi, il quadro si ricollega alle opere di Vitebsk del 1909, nelle quali, come dice Chagall, egli tendeva a vedere le cose in bianco, grigio e nero. Ma nelle zone in cui dominano il nero e il bianco, Chagall ha introdotto una modulazione cromatica che dona al dipinto una morbidezza calda e luminosa. La piccola figura a sinistra del dipinto, con le tre teste, è la raffigurazione di un’esteticità ammirativa e ricorda certi affollamenti di devoti attorno ai santi nei vecchi dipinti bizantini dove tra la folla in preghiera si scorgono solo le teste e il biancore degli occhi.

1912-13

Coll. P. A. Regnault, Museo Municipale, Amsterdam, cm 187×158

 © Riproduzione riservata

Il calore e la paura

Una nuova pubblicazione di Anna Bonarrigo ” Il calore e la paura”

“La passione, un’energia che spinge oltre il limite della volontà. Cio da cui siamo attratti e spesso ciò che temiamo, è li che la passione prende il sopravvento, è li che siamo preda del suo volere.

” Il calore e la paura” inchioda le antisesi e le sublima in un sodalizio inebriante, trascina e intreccia anima e mente, pensiero e sogno, sentimento e tormento in un affascinante mosaico nei colori decisi delle sue liriche ed emozionanti prose narrative da rivicere in ogni loro intrigante immagine. Un audace viaggio dentro la passione, nel vortice dell’energia vitale ed impetuosa che seduce e travolge la volontà.

 

 

Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese

Recensione mostra a cura di Antonia Pèsare

© Riproduzione riservata

Sarà possibile visitare, entro il 20 gennaio 2013 presso le Scuderie del Quirinale a Roma, “Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese”, la mostra curata da Sandrina Bandera, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Milano, Walter Liedtke, Curator of European Paintings Metropolitan Museum of Art di New York e Arthur K. Wheelock, Jr., Curator of Northern Baroque Paintings National Gallery of Art di Washington.

E’ la critica di metà Ottocento – a partire dai saggi di Théophile Thoré pubblicati nel 1866 sulla Gazette des Beaux-Arts con lo pseudonimo di Thoré-Burger – che conferisce a Johannes Vermeer (1632-75), massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo, il riconoscimento della sua grandezza e, per la prima volta a Roma, una mostra permette di ammirare 8 dei suoi capolavori, tra i quali la “Stradina di Delft” del Rijksmuseum di Amsterdam, “L’Allegoria della fede” del Metropolitan di New York e la “Donna in piedi” della National Gallery di Londra.

Le opere sono legate alla crescita personale e artistica del grande pittore, a partire da un primo inizio giovanile fino alla tarda maturità, e sono ambientate nel contesto medio-borghese dell’arte olandese tra il 1650 al 1670.

Una serie di dipinti sviluppati per argomenti e soggetti diversi, fanno riferimento al contesto culturale dell’epoca e permettono di far conoscere i valori dell’interessante società olandese come la famiglia, i momenti della vita quotidiana, il corteggiamento, la musica come crescita della persona e le vedute della città caratterizzate da una luminosità dei colori che nasce dalla cura con cui Vermeer preparava i pigmenti e sceglieva i materiali di prima qualità. Oltre all’ambito privato, Vermeer si è occupato anche dell’osservazione precisa dei passaggi di luce tanto che la mancanza dei disegni prepraratori nei suoi dipinti (come in quelli di altri pittori fiamminghi) avvalora l’ipotesi che usasse la camaera oscura, un dispositivo ottico che permetteva di ottenere una straordinaria precisione nella fisionomia dei volti e nella rappresentazione degli oggetti, oltre che per straordinari effetti di luce.

Nelle sale delle Scuderie del Quirinale si possono ammirare, inoltre, le opere di artisti suoi contemporanei, come Pieter de Hooch e Emmanuel de Witte, Gerard ter Borch, Gerrit Dou, Nicolaes Maes, Gabriël Metsu, Frans van Mieris, Jacob Ochtervelt e Jan Steen e altri maestri con i quali ha condiviso le tematiche e i soggetti.

Il fatto che a Roma siano arrivate otto delle opere di Vermeer è un evento importante considerando che l’Italia non possiede nemmeno uno dei dipinti dell’artista.  

Orario: da lunedì a giovedì, dalle ore 10.00 alle 20.00; venerdì dalle 10.00 alle 22.30; sabato dalle 9.30 alle 20.00. L’ingresso è consentito fino ad un’ora prima dell’orario di chiusura. 


Scuderie del Quirinale, Via XXIV maggio n° 16 di Roma

Pubblicato su www.vivigrosseto.it il 14 gennaio 2013

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